News Eritrea

  

Eritrea news: il governo confisca

le cliniche della chiesa cattolica.

Buttati fuori i malati!

 

Sono venuti a bussare alle porte degli ospedali e dei centri medici gestiti dalla Chiesa cattolica in Eritrea all’alba del 12 giugno scorso. Gli uomini di Isaias Afewerki, presidente del piccolo stato del Corno d’Africa, hanno messo alla porta pazienti e operatori sanitari. Senza pietà, senza curarsi dello stato di salute degli ammalati, hanno messo i sigilli alle porte. Hanno terrorizzato suore, preti, personale e pazienti, chiunque osasse opporsi solo minimamente agli ordini di Isaias. Gli amministratori sono stati costretti a rimettere le chiavi nelle mani delle forze di sicurezza, che hanno ordinato l’immediato passaggio di consegne delle cliniche e presidi ospedalieri al governo eritreo. I vescovi eritrei non hanno tardato a rispondere al governo. In una lettera aperta hanno ribadito ciò che avevano già detto nel lontano 1995. Contribuire allo sviluppo del Paese e al benessere della gente fa parte dei compiti della Chiesa cattolica perché la missione pastorale va anche tradotta in fatti concreti, come dare assistenza alle persone che vivono in stato di bisogno, curarle quando sono ammalate e quant’altro.

(da Africa ExPress – Cornelia I. Toelgyes- 16 giugno 2019)

Questa la notizia che ci ha gettato nello sconforto. Prima di tutto per gli ammalati, i bambini denutriti seguiti dal nostro progetto di assistenza, le donne partorienti del nuovo reparto di maternita aperto solo qualche anno fa. Un fiore all’occhiello magnificato dal governo eritreo stesso. Da pochi mesi erano state gettate le fondamenta per la costruzione della nuova sala operatoria e del reparto di radiologia che ora rimarranno un sogno per la popolazione. Il tutto poi avviene nell’indifferenza. Il mondo si accorge dell’Eritrea soltanto quando si parla dei nuovi migranti che arrivano sulle coste italiane.
La situazione in questo Paese è drammatica. I centri sanitari chiusi superano ormai le 22 unità in nome di una legge del 1995 mediante la quale lo Stato si impone come unico gestore delle opere sociali. Ci chiediamo come farà il governo a portare avanti questo servizio quando negli ospedali statali mancano attrezzature e risorse adeguate? Non c’è stato nessun trasferimento: gli agenti si sono limitati a sigillare tutto privando la popolazione di un servizio vitale. Oltretutto queste strutture sono ubicate in zone remote, dove è impossibile trovare altri centri medici.
Il nostro Abuna, vescovo padre Thomas Osman ci ha rassicurato sul suo stato di salute. E’ ovviamente distrutto dagli eventi, angosciato per gli sviluppi della situazione. Al momento è forte il timore per la sorte delle scuole, 50 fra elementari e superiori e oltre 100 asili nido gestiti dalla Chiesa cattolica.
Le nostre strutture a Mogolo sono situate in regioni di fede mussulmana. Non ci siamo mai preoccupati di fare selezioni di carattere religioso. Solo sempre curati di dare le adeguate assistenze mediche a gente bisognosa.
Anche se in apprensione per la sorte del nostro lavoro di tutti questi anni, pensiamo però innanzitutto alla gente che contava su di noi e che adesso si ritrova smarrita, isolata, abbandonata e sofferente.
Purtroppo la Chiesa Cattolica è l’unica voce indipendente e per questo da molto fastidio alle autorità. La Chiesa Ortodossa capitolò nel 2006 quando il patriarca venne arrestato e sostituito con un patriarca scelto dal regime.
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della situazione sperando in mediazioni o comunque in un ravvedimento in nome dell'umanità.

I volontari de Il Seme della Speranza o.n.l.u.s.

 

 

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