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News Eritrea

  

Eritrea news: nazionalizzazioni

in odio alla fede di scuole e

ospedali cattolici.

 

Protestano i vescovi nel Paese africano contro la nazionalizzazione delle scuole cattoliche, che segue quella delle strutture sanitarie: provvedimenti unilaterali del tutto arbitrari. In una Lettera denunciano una strategia persecutoria del governo di Asmara nei confronti della Chiesa. Chiusure, requisizioni e infine statalizzazione di cliniche, ospedali, scuole e istituti di formazione. Un percorso di persecuzione contro le opere della Chiesa cattolica - denunciano i vescovi eritrei - iniziato dal governo di Asmara quasi due anni fa con l’ordine di chiusura della scuola secondaria Santissimo Sacramento del Seminario della capitale. Un’istituzione storica, che nel corso di oltre un secolo ha svolto una rilevante funzione culturale e spirituale, a servizio della Chiesa e del Paese. E’ seguita poi la requisizione di otto strutture sanitarie e la nazionalizzazione di altre ventuno cliniche ed infine il 3 settembre scorso la nazionalizzazione di tre importanti scuole elementari, medie e superiori, gestite dai Fratelli Lassalliani a Cheren e dai Frati Cappuccini ad Addi-Ugri e a Massawa.
La doverosa e legittima protesta dei cattolici: “Su tutti questi provvedimenti – scrivono i presuli in una Lettera inviata al ministro eritreo dell’Istruzione pubblica – formuliamo la nostra doverosa e legittima protesta”. Usano parole vibranti di condanna dell’operato del governo di Asmara i firmatari del documento: Menghisteab Tesfamariam arcivescovo metropolita di Asmara, Thomas Osman eparca di Barentu, Kidane Yebio eparca di Cheren e Fikremariam Hagos eparca di Segheneyti.

La missione della Chiesa dentro e fuori i sacri recinti.

I quattro eparchi cattolici rivendicano la missione e il ruolo svolto della Chiesa per il bene del Paese, da sempre impegnata nella ‘promozione integrale’ della persona, attiva negli ambiti dell'istruzione, della sanità e dello sviluppo sociale generale, “non solo nell'interno dei suoi sacri recinti, bensì nei campi aperti delle scuole, delle cliniche e degli ospedali, dovunque cioè gli uomini e le donne - reclamano il diritto e il bisogno di essere curati e istruiti e la Chiesa si sente in grado di contribuire al loro benessere globale”. I diritti non sono un capriccio da concedere o meno. Come nei duemila anni del suo cammino attraverso la storia, anche oggi la Chiesa rivendica per sé un insieme di diritti” tra cui “possedere proprietà mobili e immobili congrue allo svolgimento della sua multiforme missione. Poiché si tratta di diritti naturali ad essa accordati da Dio stesso, permetterne o negarne l'esercizio - ammoniscono i presuli eritrei - non spetta, per nessun titolo, alla volontà o al capriccio di chicchessia”.

Il prezioso contributo delle scuole cattoliche.

Riguardo alla nazionalizzazione delle scuole, i vescovi sottolineano che “nessun altro scopo”, “si propone la Chiesa nella gestione delle sue istituzioni educative, se non l'onesto, corretto e appassionato contributo alla promozione integrale dell'uomo, oggi come ieri. Lo possono testimoniare - aggiungono - senza tema di smentita, quanti, uomini e donne di qualsiasi religione e corso di vita, sono passati per le nostre aule, vi hanno assaporato gli insegnamenti di vita, e oggi sono sparsi per il mondo intero”.

Le istituzioni religiose nella storia dell’Eritrea

Ricordano poi i presuli il ruolo storico svolto dalle istituzioni religiose non solo cattoliche ma anche ortodosse, islamiche e ebraiche che hanno contributo alla “formazione, costituzione e definizione identitaria e culturale”. “I sistemi amministrativi moderni, l'evoluzione della coscienza politica e della cultura letteraria, il progresso delle lingue, hanno trovato i loro migliori cultori negli eritrei usciti dalle scuole gestite dalla Chiesa cattolica e da altre denominazioni religiose”. Da non dimenticare che “i loro contributi nei processi politici e nella lotta per l'indipendenza - annotano i vescovi - occupano un posto eminente nella storia dell'Eritrea”.

Se non è odio contro la fede, cos’è?

Allora - si chiedono i presuli - come “inquadrare questo espropriare la Chiesa delle sue istituzioni educative, strumenti attraverso cui ha profondamente inciso nella crescita, nel progresso e nella civiltà di un intero popolo? Con quali fondamenti si è osato dichiararla, con i fatti piuttosto che con le parole, priva di ogni titolo e di ogni diritto di rivendicazione nei riguardi di tali istituzioni? Se questo non è odio contro la fede e contro la religione, cos'altro può essere? Togliendo i ragazzi e i giovani da strutture capaci di formarli ai supremi valori del timore di Dio e della legge morale, quali nuove generazioni si vuole preparare per il futuro di questo Paese?”.

Il rifiuto delle autorità di giustificare le alienazioni

Premettono i presuli nella loro Lettera di avere sempre desiderato incontrarsi con le autorità governative “per dialogare su tutto quanto attiene alla situazione” della Chiesa, senza riscontro di risposta o “qualsiasi considerazione”. Lamentano quindi che le autorità di Asmara non hanno motivato “le recenti ingiustificabili alienazioni”: nessuna trasgressione delle norme amministrative scolastiche o infrazione delle regole o inadeguatezza pedagogica o didattica o colpa per commissione o per omissione. Al contrario - rivendicano i vescovi - “le nostre scuole si sono distinte per qualità e livello”, conseguendo “i migliori risultati negli esami nazionali” che “avrebbero dovuto meritare i più alti riconoscimenti e incoraggiamenti”. “Queste cose - affermano i presuli - lo Stato le sa e se del caso, se ne può sincerare riprendendo in mano i rapporti regolarmente inviati al ministero della Pubblica istruzione nel corso degli anni”.

Le ricadute sull’intero popolo eritreo

Non è problema che interessa la sola Chiesa, chiariscono i presuli eritrei. “Impedendo di fatto alla società civile e alla Chiesa di svolgere la loro missione a vantaggio degli uomini e delle donne di questo tempo e di questo Paese, si finisce per restringere o rimuovere lo spazio dell'esercizio della legittima libertà e del diritto fondamentale ed universale delle persone. Quando tutto viene monopolizzato dallo Stato, allora viene negata la libertà del singolo e se ne paralizzano le attività. E dove la libertà e il diritto sono negati, non c'è più spazio né per la pace, né per la libertà, né per il diritto”. Deve essere chiaro a tutti, raccomandano i vescovi, “che, quando tali istituzioni vengono statalizzate e i diritti della Chiesa conculcati, i conseguenti gravissimi danni ricadranno sulle spalle dell'intero popolo e dell'intera nazione”.

Non si fermerà la richiesta di giustizia

Da qui la ferma richiesta, in chiusura della Lettera, perché le recenti risoluzioni del governo “contrarie ai diritti e alla legittima libertà della Chiesa” siano rivedute e tempestivamente bloccate. Fintanto ciò non avverrà la Chiesa in Eritrea con i suoi fedeli “non cesserà di chiedere giustizia a chi detiene il potere di amministrarla”.

                                                                    (Roberta Gisotti - Città del Vaticano)

 

 

News Eritrea

  

Eritrea news: il governo confisca

le cliniche della chiesa cattolica.

Buttati fuori i malati!

 

Sono venuti a bussare alle porte degli ospedali e dei centri medici gestiti dalla Chiesa cattolica in Eritrea all’alba del 12 giugno scorso. Gli uomini di Isaias Afewerki, presidente del piccolo stato del Corno d’Africa, hanno messo alla porta pazienti e operatori sanitari. Senza pietà, senza curarsi dello stato di salute degli ammalati, hanno messo i sigilli alle porte. Hanno terrorizzato suore, preti, personale e pazienti, chiunque osasse opporsi solo minimamente agli ordini di Isaias. Gli amministratori sono stati costretti a rimettere le chiavi nelle mani delle forze di sicurezza, che hanno ordinato l’immediato passaggio di consegne delle cliniche e presidi ospedalieri al governo eritreo. I vescovi eritrei non hanno tardato a rispondere al governo. In una lettera aperta hanno ribadito ciò che avevano già detto nel lontano 1995. Contribuire allo sviluppo del Paese e al benessere della gente fa parte dei compiti della Chiesa cattolica perché la missione pastorale va anche tradotta in fatti concreti, come dare assistenza alle persone che vivono in stato di bisogno, curarle quando sono ammalate e quant’altro.

(da Africa ExPress – Cornelia I. Toelgyes- 16 giugno 2019)

Questa la notizia che ci ha gettato nello sconforto. Prima di tutto per gli ammalati, i bambini denutriti seguiti dal nostro progetto di assistenza, le donne partorienti del nuovo reparto di maternita aperto solo qualche anno fa. Un fiore all’occhiello magnificato dal governo eritreo stesso. Da pochi mesi erano state gettate le fondamenta per la costruzione della nuova sala operatoria e del reparto di radiologia che ora rimarranno un sogno per la popolazione. Il tutto poi avviene nell’indifferenza. Il mondo si accorge dell’Eritrea soltanto quando si parla dei nuovi migranti che arrivano sulle coste italiane.
La situazione in questo Paese è drammatica. I centri sanitari chiusi superano ormai le 22 unità in nome di una legge del 1995 mediante la quale lo Stato si impone come unico gestore delle opere sociali. Ci chiediamo come farà il governo a portare avanti questo servizio quando negli ospedali statali mancano attrezzature e risorse adeguate? Non c’è stato nessun trasferimento: gli agenti si sono limitati a sigillare tutto privando la popolazione di un servizio vitale. Oltretutto queste strutture sono ubicate in zone remote, dove è impossibile trovare altri centri medici.
Il nostro Abuna, vescovo padre Thomas Osman ci ha rassicurato sul suo stato di salute. E’ ovviamente distrutto dagli eventi, angosciato per gli sviluppi della situazione. Al momento è forte il timore per la sorte delle scuole, 50 fra elementari e superiori e oltre 100 asili nido gestiti dalla Chiesa cattolica.
Le nostre strutture a Mogolo sono situate in regioni di fede mussulmana. Non ci siamo mai preoccupati di fare selezioni di carattere religioso. Solo sempre curati di dare le adeguate assistenze mediche a gente bisognosa.
Anche se in apprensione per la sorte del nostro lavoro di tutti questi anni, pensiamo però innanzitutto alla gente che contava su di noi e che adesso si ritrova smarrita, isolata, abbandonata e sofferente.
Purtroppo la Chiesa Cattolica è l’unica voce indipendente e per questo da molto fastidio alle autorità. La Chiesa Ortodossa capitolò nel 2006 quando il patriarca venne arrestato e sostituito con un patriarca scelto dal regime.
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della situazione sperando in mediazioni o comunque in un ravvedimento in nome dell'umanità.

I volontari de Il Seme della Speranza o.n.l.u.s.

 

 

Assemblea dei soci

28 Maggio 2019 - Arte e Cultura per l'Africa

  

Doniamo gioia con

Il Seme della Speranza

 

Grande soddisfazione dei volontari della nostra Associazione per il successo ottenuto dal consueto evento primaverile di raccolta fondi "Arte e Cultura per l'Africa" del 28 maggio.
Quest'anno il progetto da sostenere era: "Doniamo gioia ai bambini degli asili di Shanto e di Hembechio”, dove da due anni sosteniamo i costi della mensa scolastica per i bimbi e gli insegnanti. Il progetto prevede, in entrambi gli asili, la realizzazione di un'area giochi provvista di uno scivolo, di un'altalena con due seggiolini, di una giostrina a girotondo e di un dondolo a bilico. Un aspetto importante, è che i giochi saranno costruiti nell'officina di meccanica generale della Missione di Konto, dove ha sede la scuola professionale di Arte e Mestieri, gestita dai frati cappuccini locali che da tempo sosteniamo. In questo modo avremo un duplice risultato: i giochi per i bambini degli asili e un aiuto economico per la scuola professionale. Può sembrare un progetto banale dotare di un area giochi gli asili, in un contesto di povertà come nella regione del Wolayta, ma il gioco per i bambini è importante, è lo strumento principe attraverso il quale il bambino esprime la propria identità e sviluppa le proprie conoscenze, anche le più complesse. Molti studiosi hanno dimostrato infatti, come il gioco libero e socializzato abbia un importante e fondamentale funzione nello sviluppo delle capacità cognitive, creative e relazionali.
La generosità dei tanti intervenuti alla serata, ha consentito di raggiungere e superare il costo preventivo del progetto, pertanto il Consiglio Direttivo dell'associazione ha deliberato che il restante importo donato, venga destinato al progetto già in corso di realizzazione della "Mensa esterna alla St. Mary School" di Dubbo. Dopo l'ampliamento della scuola infatti, è venuta a crearsi la necessità di costruire una tettoia con sottostanti gradoni in cemento per consentire agli studenti che non possono, per problemi economici, usufruire della mensa scolastica, di pranzare con quanto portano da casa al riparo da pioggia e sole.
Entrambi i progetti hanno come referente Frate Aklilu Petros ofm, che presente alla nostra serata, ha potuto ringraziare personalmente i tanti benefattori.

Grazie!

I volontari de Il Seme della Speranza o.n.l.u.s.

 

Assemblea dei soci

28 Maggio 2019 - Arte e Cultura per l'Africa

 

 

 Serata di Arte e Cultura a Villa Arconati

 

 


Cari amici il 28 maggio è trascorso e anche quest’anno ci ritroviamo per fare una breve condivisione delle nostre impressioni sulla serata-evento da noi organizzato.
Quest’anno abbiamo deciso che con il ricavato della serata porteremo gioia ai bambini degli asili di Shanto e di Hembechio in Etiopia donando due parchetti gioco: cosa c’è di più bello dei bimbi che sorridono felici divertendosi spensierati?
I nostri volontari in prima linea Antonio e Lina con frate Aklilu ci raccontano le emozioni  e le gratificazioni ricevute da questi bimbi che frequentano gli asili e le scuole. Quanto sono ordinati e rispettosi: possiamo già immaginare come accoglieranno con entusiasmo i giochi dei parchetti che potranno usare finalmente come tutti i bimbi del mondo!
Alla villa Arconati si è svolta  una vera festa.
Il consueto ricco aperitivo ha aperto la serata e poi gli ospiti hanno potuto visitare le stanze monumentali con le nostre iniziative.
La mostra fotografica delle esperienze in missione di Enrico e Tiziana con una esaustiva raccolta di opuscoli riguardanti i nostri progetti e sostegni.
La mostra di quadri “Barabà for Africa” offerta da una artista veramente eccezionale. Isabella Mandelli ha creato in punta di pennello e acquerelli personaggi fantastici come Barabà, Boda, Fen, Oco che diffondono messaggi di tolleranza e rispetto e vivono in una galassia vicina dove il colore e l’amore la fanno da padroni.
In effetti i suoi quadri sono andati a ruba come pure le magliette create per noi in ”limited edition” da Twinset. Oltre al nostro logo sulla maglietta fa bella mostra di sè uno scanzonato Barabà che lancia in aria paffuti cuori.
Con le magliette anche il nostro libro “I mille volti dell’Africa” del quale andiamo particolarmente orgogliosi.
Enrico e frate Aklilu hanno presentato, in sintesi, l’Associazione e i suoi progetti.
Lo spettacolo musicale molto gradito ha visto la partecipazione della cantante Demetra Fogazza e del chitarrista Andrea Massimo Fantozzi. Due artisti conosciuti dagli intenditori del bel canto con carriere di tutto rispetto. Hanno entusiasmato i nostri ospiti con il loro repertorio vario e brioso.
Complimenti vivissimi e un  gigantesco GRAZIE a tutti: agli artisti, agli amici sponsor, agli ospiti e in generale a tutti coloro che si sono prestati per la buona riuscita della serata.
A presto con le nostre iniziative: vacanze brevi per realizzare i progetti in pentola!

I volontari de Il Seme della Speranza o.n.l.u.s.

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