Missione di Dubbo - La struttura che ospita le suore.



Conosciamo


        la missione


                di Dubbo

 



La città di Areka.

 

La città di Areka si trova 420 chilometri a sud-ovest di Addis Abeba, tra le città di Soddo e Hosanna. La città dista trenta chilometri da Soddo, il capoluogo della provincia del Wolayta, ed è posta sulla strada asfaltata che collega Addis Abeba a Soddo. La strada ha dato un nuovo volto alla cittadina, ed ha incrementato il commercio. In pochi anni, si è trasformata da paese, centro amministrativo e agricolo, in una cittadina densamente popolata e dedita al commercio. E' una delle tre città più popolate del Wolayta, assieme a Soddo e a Boditti. E' in forte espansione, per la tendenza della popolazione rurale a riversarsi nei centri urbani, e per l'alto tasso di natalità. Le scuole cittadine sono spesso sovraffollate, in sintonia con il resto delle scuole presenti nel Wolaita. Areka, tutti i martedì è sede di mercato, perciò punto di aggregazione per gli abitati della zona, che percorrono lunghe distanze a piedi per acquistare viveri o per scambiarsi materie prime per la vita quotidiana nei villaggi, ma sicuramente anche solo per condividere notizie o incontrarsi.

La missione di Dubbo.

Dubbo si trova poco distante dalla città di Areka ed è costituito da villaggi sparsi in un altopiano a 1800 metri; è densamente popolato e grazie al clima mite ed al terreno fertile, dalla venatura rossastra, è coltivato nei piccoli appezzamenti intorno alle capanne.

L’Istituto delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, fondato da Santa Francesca Saverio Cabrini, ha aperto nel 1999 la Missione di Dubbo, nel sud dell’Etiopia, nella provincia del Wolayta. Come prima cosa entrandoci, colpisce la differenza fra il mondo interno a questa grande missione, costruita intorno ad un pozzo, e quello esterno, che preme alle sue porte dipinte di azzurro.

Nella missione ci sono 2 asili per i bambini più piccoli, la scuola primaria e la scuola secondaria per i bambini più grandi, ed anche la scuola di alfabetizzazione, per 250 bambini; vi sono anche un noviziato con un buon numero di novizie, una casa per i volontari, e ovviamente la residenza delle suore. Nell'anno 2000 è stato costruito un pozzo che fornisce acqua potabile alla missione, e a tutta la popolazione del villaggio.

Presso la missione vi è inoltre un ospedale, il Saint Mary Small General Hospital, con circa 100 posti letto, aperto a tutti, uomini donne e bambini. L'ospedale svolge un’intensa attività ambulatoriale, anche in conseguenza della mancanza quasi assoluta di strutture pubbliche nella regione.

Missione di Dubbo - La struttura che ospita le suore. Fuori della missione, vi sono polvere, miseria, mosche e pulci, e quella terribile "fame verde", che vede tante persone soffrire in un ambiente naturale lussureggiante, dove però non si riesce a raccogliere poco o nulla di commestibile. Dentro, una meraviglia di ordine e di bellezza, un giardino di meravigliosi fiori tropicali, viali orlati di cespugli fioriti, un grande orto dove si coltivano legumi e verdure portati dall’Italia, un frutteto con un angolo dove si raccolgono banane buonissime, una piccola ma sufficiente coltivazione di caffè, una stalla ed un panificio di recente costruzione. Tutti gli edifici sono costruiti secondo lo stile locale, e quindi bassi e modesti, ma colorati e accoglienti. Missione di Dubbo - Donne che tornano a casa dopo il lavoro in missione. La prima impressione è di entrare in un angolo di paradiso, strappato a caro prezzo alla desolazione circostante; di notte, appena oltre il muro di recinzione, si sentono ululare le iene. I bambini, le maestre e le donne che partecipano al progetto di promozione femminile, che prevede, oltre alla possibilità di fare una doccia, anche quella di imparare a ricamare e cucire a macchina, entrano felici in questo mondo armonioso, dove possono trovare acqua da portare a casa e mangiare un pasto sostanzioso. Quasi nessuno di coloro che frequentano la missione è cattolico, sono principalmente copti, ortodossi e musulmani. Alla minoranza cattolica appartengono le ragazze che si sono fatte suore e vivono lì, una decina, circa il doppio delle suore “straniere”, italiane o brasiliane, oltre naturalmente alle novizie.

Missione di Dubbo - Bambini che frequentano la scuola elementare. Il rapporto con il vicino villaggio è intenso e articolato, e comprende molti tipi di intervento, come quello delle 556 famiglie accuratamente selezionate che partecipano al "Programma di servizi alle famiglie, il nuovo innovativo progetto presentato in questi primi mesi del 2017 dalle Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Il programma prevede un sostegno mirato in base alle necessità urgenti di ogni famiglia selezionata.

Si tratta quindi di un aiuto capillare e intelligente, che mira a far maturare all’interno della popolazione, non solo le capacità per far fronte alla sopravvivenza, ma anche lo stimolo per puntare al miglioramento delle condizioni di vita. Tutto questo non è facile. Bisogna capire realisticamente i bisogni di queste popolazioni, per trovare il modo giusto di intervenire. Il confronto con il mondo avanzato, per gente così misera, può trasformarsi facilmente in una sorta di abbandono passivo all’assistenza. L’indigenza, può diventare infatti una sorta di risorsa da cui trarre vantaggi passivi, che non porteranno mai a un vero miglioramento della società locale, ma solo alla sua disgregazione. È questo il vero pericolo delle società economicamente arretrate, quando vengono in contatto, per qualsiasi via, con il mondo dei ricchi.

Missione di Dubbo - Una delle strutture del Saint Mary Small General Hospital. Le suore di Dubbo intervengono in modo da evitare, o almeno limitare fortemente, questo effetto disgregatore. Così l’accattonaggio, in ogni sua forma, anche quella di riscuotere passivamente gli aiuti, viene fortemente combattuto. A ogni aiuto deve corrispondere un impegno, l’acqua del pozzo deve essere pagata, pochissimo, ma è un segnale che è preziosa e va rispettata. Nelle famiglie che vivono del sostegno sono a conoscenza che lo stesso dura solo per la fase di emergenza e al massimo per due anni, poi devono essere in grado di proseguire da soli al sostentamento del nucleo famigliare. Anche per i bambini che frequentano le scuole, vi sono premi legati al dovere compiuto e alla buona condotta. I bambini, davvero bellissimi, con i loro grembiulini che provengono dalle scuole italiane, sono straordinariamente bene educati, silenziosi ma allegri, con gli occhi sfavillanti. Accolgono i volontari con dei piccoli balli, mentre le maestre ritmano la danza con il tamburo, rivelandosi ballerini molto dotati e graziosissimi.Missione di Dubbo - Pranzo dei bambini adottati a distanza. A scuola prendono l’abitudine di lavarsi le mani, di tenere bene ordinati quaderni e matite, e soprattutto di entrare in un luogo bello e in ordine, dove viene loro insegnato il rispetto per gli spazi e per gli oggetti. Si capisce come un posto così sereno e ben organizzato attiri tanti volontari, che arrivano soprattutto dall’Italia, per periodi di collaborazione. Naturalmente, i più numerosi e necessari sono i medici, l’ospedale infatti, dipende ancora molto dai medici italiani, anche se cominciano a essere affiancati e poi sostituiti da colleghi etiopi. La bellezza della missione e il suo buon funzionamento, attirano chi vuol dare un contributo per combattere le condizioni terribili di fame e abbandono, in cui vivono queste poverissime popolazioni.


Il Saint Mary Small General Hospital

Missione di Dubbo - Una delle strutture del Saint Mary Small General Hospital.Dal 1999 a Dubbo è in funzione un reparto di maternità, accanto al quale sono stati attivati un dispensario ed una clinica per la salute materno infantile (equivalenti ai nostri reparti di ginecologia e pediatria). Le autorità sanitarie della Provincia, hanno affidato all'équipe medica la cura di donne e bambini che abitano distanti dalle strutture governative, che sono raggiunte regolarmente per mezzo di un fuoristrada dedicato esclusivamente a questa attività.

Negli anni successivi all'apertura si è resa necessaria la costruzione di un blocco operatorio, per gestire i parti a rischio che prima venivano dirottati presso le strutture governative di Soddo, spesso irraggiungibili anche con il fuoristrada nei periodi delle pioggie.

Il dispensario-maternità ha continuato a crescere, con aggiunte di reparti con posti letto per degenze di donne e bambini; avendo escluso l’assistenza agli uomini, la struttura veniva considerata un servizio lontano ed estraneo. Per questo motivo, nel 2003 è stato deciso di dedicare un reparto di degenza anche per gli uomini.

In aggiunta ai vari servizi, fu costruita una casa per le donne con gravidanza a rischio, 25 letti in 5 camere con blocco servizi indipendente (cucina a legna, lavanderia e servizi igenici), dove trascorrono gli ultimi giorni precedenti il parto, per poi trasferirsi in maternità all'inizio del travaglio.

Ora il complesso ha raggiunto proporzioni ragguardevoli, si sono aggiunti gli uffici per il dispensario, la radiologia, i laboratori analisi ed ecografici, gli ambulatori per gli esterni, due mini-appartamenti per medici stranieri e cinque piccole casette che ospitano il personale dirigente locale. L’ospedale si presenta come un piccolo gioiello, costruito con materiali di qualità, dove la pulizia e l’igiene rappresentano un piccolo fiore all’occhiello.

La situazione sanitaria della regione è grave, con tutti gli indici di mortalità, incidenza delle malattie, copertura delle vaccinazioni ecc. tra i peggiori dell’Etiopia e quindi del mondo: l’intera regione, benchè verdeggiante e ricca di campi e di eucaliptus, è infatti molto povera perché sovraffollata, quindi con gran parte delle famiglie che possono contare su campi troppo piccoli per il loro fabbisogno.

Ogni anno, nel mese di maggio, inizia una stagionale penuria di cibo che determina un gran numero di bambini denutriti; ogni quattro o cinque anni poi, arrivano siccità e carestia in modo così grave, da richiamare l’attenzione delle organizzazioni internazionali che intervengono con aiuti d’emergenza. Purtroppo, negli anni favorevoli, nulla viene fatto per prevenire le emergenze periodiche.

La povertà determina anche una bassa alfabetizzazione della popolazione, soprattutto di quella femminile; perciò non si è consapevoli della necessità di tutta una serie di comportamenti "virtuosi" dal punto di vista dell'igiene e quindi della salute: bestiame, dai bovini ai polli, dorme nella stessa capanna della famiglia (per timore di furti); la gente attinge l’acqua da bereal punto più vicino possibile, anche se si tratta di un torbido torrente o di una pozzanghere in mezzo alla strada.

Non stupisce quindi la presenza delle malattie delle regioni povere: diarree, infezioni respiratorie, vermi intestinali, parassiti della pelle, tubercolosi. A queste si sono aggiunti due nuovi flagelli: l’AIDS, riportato (con le altre malattie a trasmissione sessuale) dai giovani uomini che la carenza di campi coltivabili costringe ad emigrare verso le grandi città, nella speranza, spesso vana, di trovare un lavoro, e la malaria, che i cambiamenti climatici hanno fatto comparire solo negli ultimi anni, verso la quale nessuno ha ancora sviluppato una resistenza immunitaria, che quindi è spesso letale
anche per gli adulti ed è diventata la malattia più comune nella Provincia, dove causa oltre ¼ dei casi ambulatoriali.

 

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