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L'orologio

 


Il Seme della Speranza

in tutti noi

   

 

Il periodo storico che stiamo vivendo ci pone tanti interrogativi.

Chi avrebbe mai immaginato un tale flagello che sta annullando il nostro mondo, fatto di abitudini più o meno consolidate, di piccole e grandi cose della nostra vita?

Tanti intorno a noi ci hanno lasciato. In silenzio e in solitudine. E questo aumenta ancora di più il senso di vuoto, desolazione e sgomento.

Ci eravamo promessi tante cose. Di tenere duro, di rinascere migliori da questa esperienza...

Ora delusi, preoccupati e timorosi lo spirito viene un po’ meno.

E’ il momento giusto per rialzare la testa. Per non farci travolgere dal “lockdown” bensì cominciare a pensare ad un nuovo “lockdown”.

Ricominciare a pensare agli ultimi, a quelli che sono abbandonati, senza mezzi, con una vita dura che lascia poco spazio all’idea di futuro.

In Africa, ma anche qui. I nostri vicini che per pudore o per non disturbare non osano chiedere. Facciamo sentire che ci siamo. Usiamo tutto il possibile: una parola buona, un gesto, un aiuto. Non richiudiamoci in un egoismo sterile. Facciamo germogliare il seme della speranza.

La nostra Associazione propone un Natale di solidarietà. Ci metteremo l’impegno, come sempre, sperando di riuscire a realizzare quanto ci siamo proposti, contattate i nostri volontari che vi spiegheranno tutto quello che abbiamo in cantiere.

Sappiamo che sarete ancora al nostro fianco, come sempre. E come sempre vi giunga un grandissimo GRAZIE di cuore.

I volontari de Il Seme della Speranza o.n.l.u.s.

Chiusura totale

 


Lo scopo della lettura

   

 


Ho letto moltissimi libri, ma ho dimenticato la maggior parte di essi. Ma allora qual è lo scopo della lettura?”.
Fu questa la domanda che un allievo una volta fece al suo Maestro.
Il Maestro in quel momento non rispose. Dopo qualche giorno, però, mentre lui e il giovane allievo se ne stavano seduti vicino ad un fiume, egli disse di avere sete e chiese al ragazzo di prendergli dell’acqua usando un vecchio setaccio tutto sporco che era lì in terra.
L’allievo trasalì, poiché sapeva che era una richiesta senza alcuna logica.
Tuttavia, non poteva contraddire il proprio Maestro e preso il setaccio, iniziò a compiere questo assurdo compito. Ogni volta che immergeva il setaccio nel fiume per tirarne su dell’acqua da portare al suo Maestro, non riusciva a fare nemmeno un passo verso di lui che già nel setaccio non ne rimaneva neanche una goccia.
Provò e riprovò decine di volte ma, per quanto cercasse di correre più veloce dalla riva fino al proprio Maestro, l’acqua continuava a passare in mezzo a tutti i fori del setaccio e si perdeva lungo il tragitto.
Stremato, si sedette accanto al Maestro e disse: “Non riesco a prendere l’acqua con quel setaccio. Perdonatemi Maestro, è impossibile e io ho fallito nel mio compito
No – rispose il vecchio sorridendo – tu non hai fallito. Guarda il setaccio, adesso è come nuovo. L’acqua, filtrando dai suoi buchi lo ha ripulito
Quando leggi dei libri – continuò il vecchio Maestro – tu sei come il setaccio ed essi sono come l’acqua del fiume
Non importa se non riesci a trattenere nella tua memoria tutta l’acqua che essi fanno scorrere in te, poiché i libri comunque, con le loro idee, le emozioni, i sentimenti, la conoscenza, la verità che vi troverai tra le pagine, puliranno la tua mente e il tuo spirito, e ti renderanno una persona migliore e rinnovata. Questo è lo scopo della lettura”.

Chiusura totale

 


Madiba

   

 


Dopo essere diventato presidente, ho chiesto ad alcuni membri della mia guardia del corpo di andare a fare una passeggiata in città. Dopo la passeggiata, siamo andati a pranzare in un ristorante. Ci siamo seduti in uno dei più centrali, e ognuno di noi ha chiesto cosa voleva. Dopo un po’ di attesa, è comparso il cameriere che portava i nostri menù, in quel momento mi sono accorto che al tavolo che era proprio davanti al nostro c'era un uomo solo che aspettava di essere servito. Quando è stato servito, ho detto a uno dei miei soldati: vai a chiedere a quell'uomo di unirsi a noi.  Il soldato andò e trasmise il mio invito. L'uomo si alzò, prese il piatto e si sedette accanto a me. Mentre mangiava, le sue mani tremavano costantemente e non alzava la testa dal cibo. Quando abbiamo finito, mi ha salutato senza nemmeno guardarmi, gli ho stretto la mano e me ne sono andato!
Il soldato mi ha detto: “Madiba, quell'uomo deve essere molto malato, dato che le sue mani non smettevano di tremare mentre mangiava”. “Affatto! Il motivo del suo tremore è un altro” ho risposto. Mi hanno guardato in modo strano e ho detto loro: “Quell'uomo era il guardiano del carcere in cui sono stato rinchiuso. Spesso, dopo la tortura a cui sono stato sottoposto, urlavo e piangevo per avere dell'acqua e lui veniva ad  umiliarmi, rideva di me e invece di darmi acqua mi urinava sulla testa. Non era malato, aveva paura e tremava forse temendo che io, ora che sono presidente del Sud Africa, lo mandassi in prigione e facessi la stessa cosa che ha fatto con me, torturandolo e umiliandolo. Ma io non sono così, quel comportamento non fa parte del mio carattere, né della mia etica. Le menti che cercano vendetta distruggono gli Stati, mentre quelle che cercano la riconciliazione costruiscono le Nazioni".

                                                              (Nelson Mandela)

L'orologio

 


L'orologio

   

 

Un anziano incontra un giovane che gli chiede:
- Si ricorda di me?
Il vecchio gli dice di no.

Allora il giovane gli dice che è stato il suo studente. E il professore gli chiede:
- Ah sì? E che lavoro fai adesso?

Il giovane risponde:
- Beh, faccio l’insegnante.

- Oh, che bello come me? gli dice il vecchio.
- Beh, sì. In realtà, sono diventato un insegnante perché mi ha ispirato ad essere come lei.
L'anziano, curioso, chiede al giovane di raccontargli come mai. E il giovane gli racconta questa storia:
- Un giorno, un mio amico, anch'egli studente, è arrivato a scuola con un bellissimo orologio, nuovo e io l’ho rubato. Poco dopo, il mio amico ha notato il furto e subito si è lamentato con il nostro insegnante, che era lei. Allora, lei ha detto alla classe:

- L'orologio del vostro compagno è stato rubato durante la lezione di oggi. Chi l'ha rubato, per favore, lo restituisca.
Ma io non l'ho restituito perché non volevo farlo.
Poi lei hai chiuso la porta ed ha detto a tutti di alzarci in piedi perché avrebbe controllato le nostre tasche una per una. Ma, prima, ci ha detto di chiudere gli occhi. Così abbiamo fatto e lei ha cercato tasca per tasca e, quando è arrivato da me, ha trovato l'orologio e l'ha preso. Ha continuato a cercare nelle tasche di tutti e, quando ha finito, ha detto:
- Aprite gli occhi. Ho trovato l'orologio.

Non mi ha mai detto niente e non ha mai menzionato l'episodio. Non ha mai fatto il nome di chi era stato quello che aveva rubato. Quel giorno, lei ha salvato la mia dignità per sempre. È stato il giorno più vergognoso della mia vita. Non mi ha mai detto nulla e, anche se non mi ha mai sgridato né mi ha mai chiamato per darmi una lezione morale, ho ricevuto il messaggio chiaramente. E, grazie a lei ho capito che questo è quello che deve fare un vero educatore. Si ricorda di questo episodio, professore?
E il professore rispose:
- Io ricordo la situazione, l'orologio rubato, di aver cercato nelle tasche di tutti ma non ti ricordavo, perché anche io ho chiuso gli occhi mentre cercavo.


Questa è l'essenza della decenza. Se per correggere hai bisogno di umiliare, allora non sai insegnare.

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