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I Mille Volti dell'Africa


I Mille Volti dell'Africa


Durante la nostra serata/evento del 31 maggio a villa Arconati di Castellazzo é  stato presentato il  libro 
"I mille volti dell’Africa".

Ci sono viaggi da cui non torni, sono quelli più importanti, quelli che ti cambiano, quelli che dopo non è più uguale”.

Inizia così la presentazione del nostro libro fotografico, con la testimonianza di Enrico e Tiziana che il viaggio della vita l’hanno fatto diverse volte.

Nelle loro fotografie la storia di un popolo meraviglioso. Che non si arrende, che trova il senso di tutto in quel poco che una terra spoglia offre.

Gente ricca di tradizioni, di saggezza, tenerezza e creatività. Gente che non si spaventa per il duro lavoro, al contrario ne fa occasione per sorridere nella fatica.

La bellezza di bambini che posseggono la gioia dell’amicizia vera. Nessuna invidia per il bene dell’altro, condivisione a tutto tondo.

E la dedizione dei nostri Missionari. Monsignor Thomas Osman che ci ha regalato alcune fotografie bellissime. Frate Aklilu, Sister Maria Regina, Antonio e Lina, le nostre sentinelle infaticabili che da anni regalano mesi e mesi di lavoro per realizzare progetti per la scuola, per la sanità, per sconfiggere la fame.

Davvero vi invitiamo caldamente ad acquistare questo libro perché le immagini sono quelle che danno un senso alla nostra attività di volontariato. I bambini che sorridono alla macchina fotografica sono quelli per cui ci spendiamo con gioia.

Aiutateci con il vostro acquisto a donare loro un pezzetto di speranza e spartirete con noi lo stupore per questi mille volti di un’Africa vitale e luminosa.

                                              I Volontari de Il Seme della Speranza o.n.l.u.s.

Noi, volontari  del "Seme della Speranza"

Pannello progetti 2017

Per una volta vogliamo parlare di noi, volontari del “Seme della Speranza”. Perché, a volte, il sostantivo “volontario” viene un po’ abusato. Un gran calderone dove si raggruppano un po’ tutti: i volontari puri e quelli che lo fanno per mestiere perché percepiscono uno stipendio per la loro attività.
Noi siamo i volontari della prima ora. Quelli che non hanno mai mollato perché ci credono. Non abbiamo tempo da buttare ma lo ritagliamo in mezzo a tutte le nostre difficoltà quotidiane, come tutti.
Le soddisfazioni più grandi ci vengono dal sapere di essere importanti per i nostri amici/fratelli Eritrei ed Etiopi. Non vogliamo vederli morire nelle traversate della morte. Vogliamo davvero che abbiano tutte le possibilità per affrancarsi con l’istruzione, la lotta alla fame e alle malattie.
Per questo ci adoperiamo in ogni modo per reperire fondi. Tanto abbiamo fatto ma sappiamo bene quanto ancora c’è da fare.
Solo a scopo esemplificativo ricordiamo opere interamente finanziate da noi.
In Eritrea: il reparto maternità dell’ Health Center di Mogolò con i due grandi tukul di accoglienza (in muratura non di fango e paglia!) il villaggio Fre Tesfa che conta ormai 136 tukul. Stiamo reperendo fondi in attesa del progetto definitivo per l’approntamento della sala operatoria e radiologica per  Mogolò e di due altri tukul di accoglienza.
In Etiopia: completata un'aula e installata pompa per l'acqua alla Saint Mary School di Dubbo.
E la nostra partecipazione a tanti progetti e sostegni come il ponte a Walacha, il panificio per le donne di Konto, la mensa dei poveri di Dubbo, il sostegno alle famiglie del Wolayta, la Casa famiglia di Soddo, il sostegno scolastico e alimentare a Dubbo, Shanto e Soddo, l'importante contributo per la ristrutturazione della Saint Mary School di Dubbo. L’elenco è lungo ed è più agevole leggere il nostro Sito che racconta fedelmente nei particolari tutto quello che bolle in pentola.
Tutto questo nei sei, quasi sette anni dalla nostra costituzione.
Quando i nostri Missionari e amici che operano in zona chiamano noi rispondiamo con fatica, certo, ma con dedizione.
Ci presentiamo a tutti voi con le nostre facce: con semplicità. Non abbiamo paura ad esporci perché sappiamo di operare con moralità e chiarezza.
Il nostro rapporto con voi  si basa sulla fiducia. Bilanci trasparenti illustrati e pubblicati puntualmente ogni anno. A disposizione per ogni dubbio o suggerimento.
Ci avete sempre risposto permettendoci di continuare su questa lunga e impervia strada.
Grazie per la vostra risposta alla consueta distribuzione delle mele valtellinesi! E grazie in anticipo se ci vorrete aiutare durante la campagna natalizia ormai alle porte.
Il Signore ci sia accanto.

Il diritto alla felicità


 

  

Ottobre Missionario 2018

  

 

 

 

 

   

Come ogni anno il mese di ottobre è il “mese missionario”, dedicato in modo particolare alla preghiera ed alla riflessione sul tema della missionarietà della Chiesa. E come ogni anno il Papa scrive un messaggio che dà il titolo e l’orientamento per la giornata mondiale delle missioni che ricorre in questo mese. In modo particolare quest’anno, in vista del Sinodo sui “giovani, la fede, il discernimento vocazionale”, la lettera è rivolta soprattutto ai giovani, e il titolo è "Insieme ai giovani portiamo il Vangelo a tutti".

Ecco l’incipit della lettera.

Cari giovani, insieme a voi desidero riflettere sulla missione che Gesù ci ha affidato. Rivolgendomi a voi intendo includere tutti i cristiani, che vivono nella Chiesa l’avventura della loro esistenza come figli di Dio. Ciò che mi spinge a parlare a tutti, dialogando con voi, è la certezza che la fede cristiana resta sempre giovane quando si apre alla missione che Cristo ci consegna . L’occasione del Sinodo che celebreremo a Roma in ottobre mese missionario, ci offre l’opportunità di comprendere meglio, alla luce della fede, ciò che il Signore Gesù vuole dire ai giovani e, attraverso di voi, alle comunità cristiane. Ogni uomo e donna è una missione, e questa è la ragione per cui si trova a vivere sulla terra. Essere attratti ed essere inviati sono i due movimenti che il nostro cuore, soprattutto quando è in giovane età, sente come forze interiori dell’amore che promettono futuro e spingono in avanti la nostra esistenza. Nessuno come i giovani sente quanto la vita irrompa ed attragga. Vivere con gioia la propria responsabilità per il mondo è una grande sfida”.

                                                       (da “Missionari Cappuccini” luglio-settembre 2018)

Il diritto alla felicità


  

Il diritto alla felicità

e il senso della vita

  

 

   

"Qui le persone sono così felici che nemmeno amano sono realizzate non hanno bisognol’uno dell’altro nemmeno di Dio la mattina si siedono davanti alle loro case inondate di luce e fino a sera aspettano la morte…".  (Agota Kristof)

La felicità sta nelle piccole cose, sta nelle cose medie, in quelle grandi, in quelle grandissime, oppure nelle astrazioni? La felicità è cosa strettamente individuale oppure esiste un’aspirazione alla felicità collettiva? La felicità è nel primo caffè (con sigaretta, per i viziosi e non salutisticamente corretti) della mattina, in una giornata di sole, un sorriso, l’incontro con una persona che ci sta simpatica, l’amore, il sesso, una vincita al superenalotto, una promozione sul lavoro (un lavoro! Anche a tempo!) oppure la felicità è la pace nel mondo, il realizzarsi di un sogno o bisogno che è sociale, dunque, se non di tutti, almeno di molti? La felicità, oggi, qui, mi pare che spesso coincida con queste tre condizioni: essere belli, ricchi e famosi (per cosa, poco importa). Nell’era dei selfie e del narcisismo collettivo più che altro, conta che gli altri ci vedano così, ci guardino e pensino: è bello (o bella) ricco e famoso, e in quello sguardo esterno che ci ammira e ci invidia troviamo ciò che ci sfugge in noi stessi e di noi stessi, come se appunto, l’importante, non fosse tanto l’esserlo, felici, ma il sembrarlo.
Eppure la vita, per essere interessante e degna, non deve per forza essere felice. La felicità accade, come un arcobaleno dopo un temporale e così come rapidamente dal nulla accade, così sparisce, ci lascia e ne resta soltanto il ricordo. Ce ne sarà un’altra? Può darsi, ma importa? Quando penso ai bambini, ai ragazzi e vedo come si cerchi di tenerli al riparo da tutte le minime frustrazioni, le piccole infelicità, le sconfitte, penso che forse non tutti i torti avevano le generazioni dei nonni e dei bisnonni che i figli li educavano anche al sacrificio, alla rinuncia, nell’idea che la vita, più che felice dovrebbe essere dignitosa e sensata, trascorsa avendo in mente uno scopo e perseguendolo con quella meschina, immensa qualità che è l’ostinazione.

"Nell’antichità la felicità era una ricompensa per pochi eletti selezionati. In un momento successivo venne concepita come un diritto universale che spettava a ogni membro della specie umana. Successivamente, si trasformò in un dovere: sentirsi infelici provoca senso di colpa. Dunque chi è infelice è costretto, suo malgrado, a trovare una giustificazione alla propria condizione esistenziale".  (Zigmunt Baumann)

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