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Giuseppe in Etiopia

Giuseppe dalla missione di
Jimma-Bonga (Etiopia)



Appunti di missione

dall'Etiopia - 4


 

Venite qui!

Venite qui a guardare negli occhi i piccoli orfani denutriti, scacciandogli le mosche che infestano i loro visi.

Venite qui a sorreggere il moribondo, con il corpo infettato, con i vermi che gli escono dalle palpebre (e' spirato ieri notte, dignitosamente, dopo aver ricevuto il battesimo, assistito dalle Sister Of Charity, sopra una branda, sotto un caldo lenzuolo).

Venite qui a consolare la Madre del piccolo tubercolotico, che non passera' la notte.

Venite qui a pregare con lei!

Venite qui a piangere con lei, a gioire con lei, a gioire per la speranza della vita!

Venite qui ad abbracciare il vostro fratello, martoriato dalla poverta' estrema, sfinito dalla sofferenza.

Venite qui a sentirne i lamenti!

Venite qui, a calpestare questa terra rossa, cosi' fertile, cosi' colorata d'intenso rosso, che pare spurgare sangue dalle proprie viscere.

Venite a sentire la vita!

Vieni, uomo, in questa Domenica di Quaresima, a vedere le ferite del corpo di Cristo, in questa periferia dell'Umanita'.

Vieni, Uomo, a vedere cos'e' la speranza!

Giuseppe Luca

Giuseppe in Etiopia

Giuseppe dalla missione di
Jimma-Bonga (Etiopia)



Appunti di missione

dall'Etiopia - 3


 

Buona domenica a tutti quelli che oggi litigherranno per il menu’ domenicale, ed a tutti quelli che si spazientiranno, nello scegliere quale, tra I tanti, vestito indossare.

Buona domenica a tutti quelli che oggi esulteranno, per la vittoria della propria squadra, o si deprimeranno, per la sconfitta calcistica, stravaccati su un comodo divano.

Buona domenica agli speculatori della finanza, che affama milioni di persone, ed a quegli imprenditori, che sfruttano la manodopera dei tanti disperati.

Buona domenica agli egoisti, e buona domenica a tutti quelli che, anche oggi, si chiuderanno nelle loro piccole certezze.

Buona domenica da me, pioniere in questo posto selvaggio, dimenticato dall’uomo.

Buona domenica da Sister Adelaide, superiora nella missione delle suore di Madre Teresa di Calcutta qui a Jimma, attaccata con fermezza a questa terra africana, da sei anni, ma soprattutto attaccata strenuamente al cielo, con la preghiera e con lo spirito.

Buona domenica da Antonino (Nino) medico italiano, ex sindaco di un comune nel napoletano, qui come volontario, anche lui armato di fede e di speranza, ma impotente di fronte a tanto dramma, anche lui pioniere in questa terra cosi’ difficile, ma cosi’ viva, immersa in una natura potente e rigogliosa, dove, indiscussa, rimane l’unica sua regola suprema: quella della sopravvivenza.

Ma, soprattutto, buona domenica dagli affamati, dai bimbi denutriti, dai malati visitati ieri insieme a Nino, mia guida nella clinica della missione delle Sisters Of Charity.

Buona domenica da quel ragazzino sorridente alla vista di due “ferenji” (straniero, uomo bianco), a cui Nino, ed io li’ presente, ieri ha curato una ferita tanto profonda da far vedere nitidamente il bianco dell’osso, senza che lui desse alcun segno di sofferenza o di lamento (gia’, qui la soglia di sopportazione del dolore e’ infinitamente piu’ grande di quella di noi occidentali).

E buona domenica agli ipocriti che, invocandolo, chiederanno “dov’e’ Dio?”, facendo finta di non vedere che qui - dove le persone muoiono perche’ mancano gli antibiotici, perche’ piccole infezioni non possono essere curate, o perche’ nemmeno il gesto estremo dell’amputazione e’ possibile in questo contesto, qui in questo campo di battaglia, di guerra - a mancare e’ l’uomo.

Giuseppe Luca

Giuseppe in Etiopia

Giuseppe dalla missione di
Jimma-Bonga (Etiopia)



Appunti di missione

dall'Etiopia - 1


 

Dopo quasi nove ore di viaggio (e che viaggio!), con bus locale da Addis Abeba, vi scrivo queste poche righe  dalla missione nell'area di Jimma-Bonga, sud ovest Etiopia, a poche decine di km dal Sud Sudan.

Un'area immersa in un verde tropicale, in una natura primordiale, dove indisturbati si aggirano branchi di iene e di scimmie.

Qui la vita vale niente: miseria estrema, malattie, violenza.

Eppure anche qui, soprattutto qui, si rinnova continuamente il mistero della vita, ed alla vita qui ci si allena per davvero: a custodirla, a celebrarla, a viverla con gioia, nonostante tutto.

E si rinnova continuamente il mistero della morte (accantonato totalmente e pericolosamente nella "nostra" cultura occidentale e secolarizzata), cosi' tangibile, cosi' vicino qui, quasi da poterlo percepire, quando al calar del sole, si leva una leggera brezza, ed il muezzin intona canti ad Allah, prima della venuta del buio africano, dell'oscurita'.

La vita e la morte, le due facce della Luna, una chiara, l'altra oscura.

E si rinnova, continuamente, il mistero della fede.

Un caro saluto,

Giuseppe Luca

Giuseppe in Etiopia

Giuseppe dalla missione di
Jimma-Bonga (Etiopia)



Appunti di missione

dall'Etiopia - 2


 

Una vita autentica, una vita per cui valga la pena anche di affrontare fatiche, rischi, salute.
Una vita in cui ci si riempia di amore per questa gente povera, semplice, dallo sguardo misterioso e sorridente.
Una vita in cui ci si riempia di brividi dopo il temporale, di profumi e odori inebrianti dei fiori, degli eucalipti, delle acacie.
Una vita in cui lo sguardo si riempia dei colori intensi di questa natura viva, forte, rigogliosa.
Una vita in cui la vista si riempia di sguardi curiosi e gioiosi, come quelli dei bimbi di qui.
Una vita che diventi inno...

Qui la vita e' autentica davvero, qui non ci sono i lunedi', qui ci si riempie, anche di cibo, un cibo semplice, naturale, succulento... riso, legumi, enjera, verdure saporite, frutta tropicale squisita (mango, papaya, avocado, banane).

Ogni giorno e' un giorno pieno: pieno di grazia, pieno di di fatiche e perche' no, anche di rischi (questa e' una zona a maggioranza musulmana, dove in passato gli integralisti islamici di Al Shabab, hanno fatto incursioni contro i cristiani).

Si arriva a sera sfiniti e poco e' il tempo anche per scrivere.

Attualmente mi trovo a Jimma, dove sto' collaborando con il Vescovo locale, a cui sto' anche insegnando italiano, e lui un po' di lingua locale (l'amarico) a me.

Nel fine settimana mi spostero' con un sacerdote, in una missione sperduta, in mezzo alla giungla, in una zona remota dove vivono piccole comunita' di cattolici.

Vi lascio con questo appunto di missione:

Un’ultima carezza, data da una sister of charity, ad una bimba affetta da HIV, malata terminale, morente su una misera branda.
A questo ho assistito ieri, durante una visita alle Suore di Madre Teresa, presenti in questa remota localita' dell'Africa Orientale, con una grossa missione che ospita circa 400 persone (molti i bimbi), soprattutto sieropositivi e turbercolotici.
In questa notte Africana, di buio spezzato dai fulmini di un temporale, di silenzio interrotto dal rumore dei tuoni, la mia mente e’ tornata a quel gesto: “Come poteva quella Suora Indiana, compiere un gesto di tale portata? Da chi le era dettato? Come poteva, quella donna tanto minuta, compiere quel gesto d’amore tanto tenero, impetuoso, misericordioso?"
L’uomo e’ in grado di amare gli altri, al massimo come ama se stesso: quel gesto andava ben oltre l'amore che un essere umano puo' donare.
“ Se esiste l’amore, allora esiste Dio” - Pascal

Giuseppe Luca



Notizie da

Mons. Thomas Osman - Barentù (Eritrea)

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di ringraziamento di Mons. Thomas Osman dalla diocesi di Barentù (Eritrea), per il sostegno al progetto di realizzazione del "Tukul di accoglienza" presso l'Health Center di Mogolò.

Ringraziamenti da Mons. Thomas Osman
Se vuoi saperne di più sul progetto di realizzazione del Tukul di accoglienza presso l'Health Center di Mogolò, leggi qui

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