- Pubblicato: 08 Ottobre 2026

Grazie Etna
Stamattina dovevo volare da Milano a Catania. L'Etna ha deciso diversamente: volo annullato, riprogrammazione su Palermo, sera.
Così io e Cinzia ci siamo regalati una mattina a piazza Gae Aulenti, nel parco che si chiama Biblioteca degli Alberi — e mai nome fu più azzeccato, come dice mia moglie.
C'era un gruppo di peruviani che provava le danze tipiche del loro Paese. Pochi metri più in là, un gruppo di palestrati faceva una specie di yoga corpo a corpo.
Più oltre, degli anziani seduti in cerchio a studiare insieme.
E un gruppo religioso che faceva i suoi incontri all'aperto.
Mondi diversi. Uomini diversi. Culture diverse.
Ognuno occupava il suo spazio. Nessuno invadeva quello degli altri. Ognuno aggiungeva qualcosa al quadro, nessuno toglieva niente a nessuno.
A pranzo siamo finiti in un posto dove erano quasi tutti sudamericani: peruviani, ecuadoriani.
E noi due in mezzo, felici come se fossimo in vacanza noi, invece che loro da noi.
Poi la metropolitana.
E lì mi è venuto un pensiero semplice semplice: a Milano, se non ci fossero gli stranieri, la metropolitana chi dovrebbe prenderla?
Perché la metro è piena, e la maggior parte delle persone che la riempiono — che vanno al lavoro, che tornano a casa stanche, che tengono in piedi questa città — sono straniere. Sudamericane, africane, asiatiche, dell'est Europa.
Toglile, e Milano si ferma.
Non domani: domani mattina.
E io pensavo: questa è la famosa invasione?
Questo è il pericolo da cui dovremmo difenderci con i tetti nelle classi e i muri nei discorsi?
Perché io, oggi, non ho visto un'Italia che scompare.
Ho visto un'Italia che si allarga. Peruviani che ballano sotto il Bosco Verticale.
Anziani che studiano sotto gli alberi. Gente che prega, gente che si allena, gente che lavora e riempie i vagoni della metro.
Gente che semplicemente vive.
Nessun politico dal palco avrebbe potuto raccontare quel parco, quel ristorante o quella metropolitana come un problema.
Perché funzionavano.
E funzionavano proprio perché erano misti.
La paura di chi ci governa ha bisogno di quartieri chiusi e di nemici inventati.
La realtà di un giorno qualunque racconta un'altra storia: che la convivenza non è un esperimento fallito.
È una cosa che succede ogni giorno, naturalmente, quando nessuno la avvelena.
Mondi diversi, uomini diversi, culture diverse.
Che si chiamano con una sola parola: comunità.
Per me e Cinzia questa è la normalità: sono decenni che viviamo immersi tra le culture, in mezzo agli altri.
Ed è bellissimo. Bellissimo vedere che questo mondo esiste, funziona, e non ha bisogno di nessun permesso per esistere.
Il volo per Palermo lo prendiamo stasera.
Ma questa giornata ce l'ha regalata l'Etna, senza saperlo.
Quindi grazie, Etna: ogni tanto anche un vulcano che erutta sa indicarti la strada giusta.
(Agostino Sella)















